giovedì 29 agosto 2019

"La falsa giustizia": il libro della Professoressa Maria Gaia Pensieri

Un libro della professoressa Maria Gaia Pensieri, docente di sociologia presso l'Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale -  tratta il tema dell’errore giudiziario. Il titolo è  “La falsa giustizia” ed è scritto a quattro mani con il Generale Luciano Garofano che



Maria Gaia Pensieri è docente presso l'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, ed è direttrice responsabile dell'area formazione e ricerca dell'Accademia italiana delle Scienze Criminologiche e Investigative (AISCI). Laureata in Scienze per l'investigazione e la sicurezza e in Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna, ha conseguito i master in Antropologia filosofica e forense, criminologia e tecniche investigative avanzate e in Scienze Criminologiche-forensi. È dottore di Ricerca in scienze umane e sociali a indirizzo criminologo. Attiva sui temi della violenza di genere, del bullismo e del cyberbullismo, ha firmato diverse pubblicazioni ed è socia della Società italiana di criminologia (sic) e dell'Accademia italiana di Scienze Forensi (Acisf). È colorata in Penelope (S)comparsi Uniti. 

Perché la scelta di questo titolo La falsa giustizia?


Parafrasando Platone la giustizia è un principio immanente che armonizza le varie classi dello Stato nell’attività e funzionamento del tutto, realizzando ordine, armonia e unità.

Quando non c’è reale giustizia allora possiamo parlare di parvenza di giustizia ossia di quella che vuole apparire come tale per ridonare la pace sociale, ma non vi riesce, perché pur servendosi degli strumenti realizzati dall’uomo per aspirare al suo raggiungimento, lo stesso uomo commette degli errori che portano a delle gravi conseguenze, ossia la condanna di innocenti, la liberazione dei colpevoli di un crimine o la mancata individuazione dei suoi autori.

Nel libro abbiamo affrontato specificamente il tema dell’errore giudiziario, dal punto di vista delle ingiuste condanne, prendendo come modello l’esperienza statunitense.



Perché l’esperienza nordamericana, che peraltro ha un sistema giudiziario differente dal nostro?


Perché loro per primi hanno studiato in maniera sistematica le diverse cause o concause responsabili della realizzazione di errori giudiziari. L’associazione statunitense Innocence Project fondata nel 1992 ha dedicato la sua attività a casi giudiziari di persone condannate in via definitiva, ma che si professavano innocenti con argomentazioni plausibili, e ha compiuto ricerche e azioni sul campo sia per individuare gli errori che erano stati commessi nei procedimenti sia per reperire nuove prove per arrivare alla riapertura dei casi stessi.

Avere una casistica tanto ampia (dal ‘92 a oggi) ci ha permesso di capire in quali ambiti del procedimento giudiziario si verificano maggiormente gli errori e quali potrebbero essere le possibili soluzioni.

La Prof.ssa Maria Gaia Pensieri 
Benché il nostro sistema processuale di Civil Law, sia differente da quello di Common Law anglosassone, resta il fatto che entrambi si avvalgono di prove tipiche e atipiche, di prove scientifiche, di tecnologie, di testimonianze, di periti e consulenti; e nel dibattimento come da noi, del contraddittorio tra le parti per arrivare a un verdetto di colpevolezza o innocenza.

Con le dovute differenziazioni che evidenziamo anche nel libro, resta invariato il nostro interesse per il lavoro di individuazione delle falle svolto da Innocence Project, durante le fasi iniziali delle indagini, gli interrogatori, le testimonianze o dovute all’apporto di pseudo scienze all’interno del processo. 


In Italia abbiamo lavori simili?


Direi di no. In Italia abbiamo iniziato solo da qualche anno a studiare le cause di errore giudiziario, per cui non possiamo avvalerci di una casistica ampia come la loro.

Quando è partito questo lavoro negli USA, l’opinione pubblica era scettica, perché riponeva una fiducia incondizionata nel sistema giudiziario americano, ritenuto infallibile e tra i più democratici al mondo.

Ma quando l’attività svolta da questa associazione ha iniziato a portare alla luce gli errori commessi, la loro attività ha ricevuto un impulso, sono state aperte altre sedi in diversi Stati degli USA e il numero di casi dubbi segnalati sono cresciuti vertiginosamente. È come se fosse stato scoperchiato un vaso di Pandora, una nuova consapevolezza si è andata via via formando nelle persone, tanto da spingere diversi Stati dove vigeva la pena di morte a sospendere le esecuzioni in attesa di nuovi sviluppi. Sono state istituite delle commissioni d’inchiesta e sono state svolte delle verifiche sulle attività di alcuni consulenti delle Procure, insomma tutta una serie di interventi per correggere tutto ciò che risultava necessario per un adeguato svolgimento dei processi e per fornire maggiori garanzie agli imputati.



Quindi secondo lei  qual è la situazione degli errori giudiziari nel nostro Paese?


Questo non lo sappiamo, ma possiamo partire dal lavoro svolto negli Stati Uniti e da quello che abbiamo descritto nel nostro libro per iniziare a ragionare sui nostri possibili errori.

Sicuramente, e lo posso affermare senza correre il rischio di smentite, la lentezza del nostro sistema giudiziario contribuisce in modo concreto al verificarsi di errori giudiziari. Pensi al largo ricorso che facciamo della carcerazione preventiva: un imputato attende molti anni la conclusione dei processi che lo riguardano per poi uscirne magari scagionato con formula piena, e questo già ci dovrebbe far comprendere che qualcosa nel nostro sistema non funziona. Non possiamo parlare di errore giudiziario nella vera accezione del termine, perché canonicamente l’errore si compie quando c’è una sentenza definitiva e poi a seguito di una revisione processuale il condannato viene riconosciuto innocente, ma chiamiamo pure questo errato coinvolgimento come vogliamo, resta comunque il fatto che delle persone vengono invischiate in procedimenti giudiziari per uscirne pulite dopo molti anni; è facile comprendere che la loro vita non sarà più la stessa e, mi creda tutto ciò purtroppo, potrebbe accadere a ognuno di noi. 

L’acquisizione tardiva di testimonianze, l’escussione di testi ad anni di distanza dai fatti, la durata eccessiva dei diversi gradi processuali: se da una parte sembrano garantire proprio la correttezza del giudizio, dall’altra risentono di tutta una serie di interferenze dovute proprio al tempo trascorso.




Può spiegarci meglio cosa intende?


Per esempio ascoltare il possibile testimone di un reato molto tempo dopo i fatti può aumentare il rischio che il ricordo non sia più nitido o puro, risentendo dell’influenza mediatica sul caso o dell’interferenza del racconto di altri.

Dando per assunto che il testimone sia in buona fede, sull’attendibilità della testimonianza influiscono diverse variabili. Se consideriamo che nel nostro sistema alla testimonianza è riservato un notevole peso processuale, e mentre parliamo mi vengono in mente alcuni di casi recenti, possiamo inferire che se non ci si avvale di studi psicologici sul tema, se non si ricorre a tecniche di interrogatorio adeguate, se non si riducono i tempi processuali come richiesto anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che ci ha più volte condannato per le lungaggini, aumenta sicuramente la possibilità di commettere degli errori, con conseguenze devastanti per chi viene ingiustamente condannato.

Ritornando al titolo, abbiamo utilizzato il termine “falsa” perché anche le vittime di un reato e le loro famiglie sicuramente non possono trarre conforto dalla condanna di un colpevole qualsiasi; loro e la società tutta hanno bisogno di una vera giustizia. 



Avete portato esempi concreti nel vostro libro?


Abbiamo parlato di casi americani e italiani risolti dopo la revisione. Come dicevo, in Italia non abbiamo una statistica relativa alle categorie di errori commessi, ma partire dai casi nazionali risolti permetterebbe anche al nostro Paese di iniziare un lavoro di questo tipo. Questo è stato fatto da Innocence Project e i dati ci dicono che l’errata testimonianza, ma anche l’erroneo riconoscimento di un reo, sono ai primi posti nella classifica degli errori. 

Va detto che in genere a un verdetto sbagliato si arriva per una serie di concause, e aggiungerei anche che la fase iniziale investigativa si rivela determinante per poter arrivare a un giudizio che porti alla condanna dei veri responsabili di un crimine.




Le indagini in effetti sono una parte importante, ma se vi si commettessero degli errori ciò emergerebbe nel processo, giusto?


Nel dibattimento dovrebbero emergere gli eventuali errori, il contraddittorio dovrebbe proprio avere questo ruolo. Le operazioni probatorie nei momenti dell’ammissione, dell’assunzione e della valutazione, dovrebbero utilizzare gli strumenti di conoscenza attinti dalla scienza e dalla tecnica e a principi e metodologie scientifiche che resistono al criterio di falsificazione, oltre che avvalersi delle comprovate competenze degli esperti che le impiegano. Però anche la fase investigativa, peraltro inizialmente operata esclusivamente dalla polizia giudiziaria su incarico del magistrato che conduce le indagini, può nascondere delle insidie che possono rimanere celate anche in sede processuale. Per esempio mi vengono in mente errori durante le fasi di repertamento dove possono avvenire delle contaminazioni, oppure una cattiva conservazione delle fonti di prova che può portare a un loro decadimento informativo. Questo parlando degli accertamenti tecnici, mentre per quanto riguarda le indagini cosiddette tradizionali un errore potrebbe essere quello dell’innamoramento per una tesi e una visione a tunnel che portano ad escludere altre piste possibili, perdendo nelle fasi iniziali alcuni elementi utili che non saranno più recuperabili in quelle successive inficiando per sempre la buona riuscita di un caso.


Oggi si parla sempre di più della prova del Dna nei processi, ma possono essere realmente attendibili per la soluzione dei casi?


Il Dna può essere decisamente attendibile perché la percentuale di errore, cioè la possibilità che quel DNA coincida con quello di più persone, oltretutto tutte presenti sul locus commissi delicti, è veramente prossima allo zero.

Su tutte le prove tecnico-scientifiche grava sempre una percentuale variabile di rischio, perché c’è sempre la mano dell’uomo a operare; quello che oggi è veramente importante comprendere è che per abbattere la percentuale di errore è necessario operare seguendo standard certificati, protocolli operativi, procedure codificate, linee guida pubblicate da scienziati di una determinata disciplina forense e che devono essere applicate da tutti coloro che entrano a vario titolo come esperti forensi nel procedimento giudiziario; solo così possiamo sperare di abbattere il rischio di commettere errori.



Ci può fare un esempio di un caso trattato nel libro?


Abbiamo riportato diversi casi di processi di revisione instaurati negli USA che alla loro conclusione hanno portato a scagionare i condannati a pene molto gravose, al carcere a vita o addirittura alla pena capitale.

I casi citati erano tutti accomunati da due elementi: proponevano l’analisi dei bitemark - segni di morso - presenti sulle vittime, e l’altro elemento in comune era sempre lo stesso consulente della Procura.

Ebbene durante i differenti processi di revisione emerse che il consulente non aveva nessuna specializzazione per dichiararsi esperto in questo campo specifico, e che la Procura si era affidata a lui giudicandolo esperto sulla base dei precedenti incarichi. 

Ma, mentre il DNA lasciato su una vittima dall’autore del morso è una scienza esatta, così non è per i segni di morso i quali non possono essere utilizzati per indentificare in modo univoco l’autore; questo perché i segni impressi sui tessuti subiscono delle modificazioni dovuti al trascorrere del tempo, la stessa dentatura dell’autore col tempo subisce delle trasformazioni variando il suo aspetto; pertanto da queste brevi considerazioni si comprende come l’analisi dei segni di morso da sola non sia attendibile per l’identificazione di un reo.

Nel libro abbiamo riportato diversi casi reali dove si evidenziano le differenti tipologie di errori commessi che hanno portato a delle erronee condanne, sperando così di rendere più scorrevole e interessante la lettura.



Il libro
La falsa giustizia La genesi degli errori giudiziari e come prevenirli
di: Garofano Luciano Pensieri Maria Gaia
Prefazione di Manfredi Mattei Filo della Torre
Introduzione di Baldassare Lauria
Autori: Luciano Garofano, Maria Gaia Pensieri

giovedì 22 agosto 2019

UNIVERSITÀ E CARRIERA - STUDIARE È IMPORTANTE

Con l'Universita Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, corsi su misura con tutoraggio a distanza per studiare anche con impegni di lavoro. 


Studiare è importante? Anche se a volte sembra che avere una laurea sia inutile, in realtà studiare e laurearsi è uno dei migliori investimenti che si possa fare nella propria vita. Studiare consente di apprendere nozioni in grado di migliorare la nostra vita, aumentando la cultura personale, e consentendo di aspirare a posizioni lavorative più importanti e, di conseguenza, meglio remunerate. 

Un altro vantaggio legato alla formazione è quello di essere preparati all’evoluzione del lavoro, che richiederà sempre meno figure lavorative poco specializzate, sostituite dall’automazione. Al contrario, lavori ad alta specializzazione e, di conseguenza, ad alto livello di formazione, saranno sempre più richiesti. 

Un ottimo sistema per sfruttare al meglio le poche ore a disposizione è quello di frequentare le lezioni, in modo da poter approfittare delle spiegazioni fornite dal professore. Grazie a università online come l'Universita Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, è possibile seguire le lezioni in qualunque momento, a distanza.



U
NIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO
Università di Diritto Internazionale

L’Università Popolare degli Studi di Milano -  Università di Diritto Internazionale è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).


Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accademici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione.

L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. Li trovate qui.





martedì 30 luglio 2019

L'UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO ALLO UNINT: 34° CONGRESSO MONDIALE DELLO HIALM

Presso l’aula magna dell’università di Roma “La Sapienza” e presso presso la UNINT, l’Università Internazionale di Roma, si è tenuto la 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM, dal 21 al 26 Luglio. Abbiamo intervistato il Prof. Avv. Giovanni NERI, Ph.D Patrocinante innanzi alla Suprema Corte di Cassazione ed alle Magistrature Superiori e Rettore dell'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale, che ha preso parte in qualità di organizzatore 



Si tratta dell’edizione italiana di un grandioso evento, ospitato ogni due anni nelle maggiori città del pianeta e che può essere considerato il più importante incontro mondiale riguardante le scienze criminologiche. Abbiamo posto alcune domande al Prof. Giovanni Neri, Rettore dell'Università Popolare degli Studi di Milano, Università di Diritto Internazionale.

Quali sono state le novità emerse nella 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM?

I temi trattati della criminologia sono stati tutti i più recenti, con particolare riguardo ai nuovi metodi di indagine della criminalistica. Sul fronte italiano particolare risalto è stato dato al tema dell’imputabilità, anche recentemente molto dibattuto. 

Ogni due anni il Congresso dello IHALM, di matrice fortemente criminologica, affronta sotto molteplici punti di vista attraverso sessioni articolate e afferenti ad aree tematiche e specialistiche, i temi riguardanti lo studio del crimine dal punto di vista giuridico e medico.

Con quale incarico ha partecipato al Convegno? 

Ho ho partecipato in qualità di organizzatore per poter meglio affiancare i chair men Weistubb e Mastronardi;  a tale proposito, all’evento inaugurale del congresso presso l’Università di Roma “La Sapienza” domenica scorsa 21.7 ho presentato personalmente l’evento in Inglese ed in qualità di noto esperto Italiano in area criminologica e giuridica;

Ha consegnato un premio al Presidente Onorario dello IHALM, Professor David Westubb. Quali sono state le motivazioni? 

 Weistubb è stato premiato per i suoi contributi nelle scienze umane e sociali ad indirizzo giuridico criminologico e per la sua carriera.

martedì 23 luglio 2019

L'UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO AL CONGRESSO MONDIALE DELLO IHALM

Presso l’aula magna dell’università di Roma “La Sapienza” e presso presso la UNINT, l’Università internazionale di Roma, si è tenuto la 34º edizione del congresso mondiale dello IHALM, dal 21 al 26 Luglio.


MAGGIORI INFORMAZIONI ALLA PAGINA DELL'UNIVERSITÀ

Ogni due anni il Congresso dello IHALM, di matrice fortemente criminologica, affronta sotto molteplici punti di vista es attraverso sessioni articolate e afferenti ad aree tematiche e specialistiche, i temi riguardanti lo studio del crimine dal punto di vista giuridico e medico.

Sono chiamati dalle più importanti Università ed enti di ricerca i maggiori esperti mondiali della criminologia di matrice giuridica e medica provenienti dall’accademia e dalle professioni, nonché di tutti i settori afferenti alla criminologia:dagli Stati Uniti all’Australia, dal Giappone alla Francia passando per l’Africa, America e l’Europa e naturalmente l’Italia quale centro di eccellenza.

Il Rettore Magnifico dell’Università Popolare degli studi di Milano, il Prof. Avv. Giovanni Neri, titolare della cattedra di Criminologia e Sistema Penale “Cesare Lombriso”, ha partecipato in qualità di esperto qualificato nonché quale componente del comitato organizzativo per l’edizione italiana di questo grandioso evento, ospitato ogni due anni nelle maggiori città del pianeta e che può essere considerato il più importante incontro mondiale riguardante le scienze criminologiche.

Il nostro Magnifico Rettore, ha inoltre premiato il Presidente Onorario dello IHALM, Professor David Westubb, per contributi resi da quest’ultimo nella ricerca scientifica criminologica di area giuridica. 

lunedì 17 giugno 2019

ALL'UNIVERSITÀ POPOLARE DI MILANO SI STUDIA "INTERNAZIONALMENTE"

Una laurea ha ancora senso, nel mercato del lavoro attuale? Secondo i dati 2017 diffusi dall’Istat, la risposta è solo una: sì. Secondo quanto riportato dall’istituto di statistica, chi ha un titolo di studio superiore guadagna di più, ha più opportunità professionali e migliora la propria immagine. Un titolo di studio superiore fa la differenza anche se a conseguirlo è un/una libero/a professionista, un/a dirigente aziendale o un formatore/counselor. 

Con le università telematiche al giorno d’oggi il percorso di studi diventa più facile da frequentare e la laurea più veloce da conseguire grazie anche al supporto di tutor e docenti e alla teledidattica. Chiedete senza impegno tutte le informazioni per laurearsi da adulti a 30 anni o più anche con impegni professionali, di lavoro, familiari, ecc. Grazie ai corsi delle Università Telematiche studiare e superare gli esami è molto più facile, essendo supportati da uno staff professionale 

Non tutte le persone che si iscrivono all’università arrivano a completare il ciclo di studi, per mancanza di volontà o perché magari, per via delle necessità della vita, sono costrette a rinunciare agli studi. Uno dei motivi principali è la necessità di raggiungere il più velocemente possibile l’indipendenza economica. Anni dopo può sorgere il desiderio di completare il percorso di studi, approcciandosi allo studio in maniera totalmente differente rispetto a quando si era giovani. A volte tornare sui libri è dettato da una necessità lavorativa, sia per migliorare le proprie aspettative di carriera, sia per ottenere un lavoro adatto alle proprie aspettative. 

Uno degli aspetti principali di cui tener conto è quello legato al fatto di non essere più abituati a gestire carichi di studio, anche elevati, e della necessità di prestare la dovuta attenzione e la dovuta concentrazione al lavoro e alla famiglia. Per questo motivo concentrarsi è difficile, specialmente se non si riesce a recuperare il metodo di studio che si aveva ai tempi del liceo e dei primi esami universitari. Oltre a ciò, la vita lavorativa e familiare sono sempre pronte a irrompere nei momenti di studio, diventando una fonte di distrazione. Per questo è necessario sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione, imparando ad assimilare i concetti chiave e le informazioni salienti in maniera rapida e duratura, consentendo di studiare in maniera efficace, senza distrazioni. Un vantaggio è dato dalla motivazione, che nel caso di uno studente lavoratore è sicuramente molto alta, che consente di effettuare dei sacrifici, come studiare al mattino presto o la sera tardi, e durante il week end, sfruttando momenti che vengono solitamente destinati al riposo, alla famiglia, agli amici, e allo svago. 

Non bisogna assolutamente dimenticare che tornare a studiare, specialmente a livello universitario, dopo anni è un impegno mentale, ma anche economico. Di conseguenza, è bene essere convinti fino in fondo delle proprie motivazioni. Avere motivazioni chiare e definite, come la ricerca di un lavoro o di un avanzamento di carriera, consentono di superare anche i momenti in cui si sarà scoraggiati da esami difficili. 

La scelta delle università da frequentare, e anche della facoltà, non va fatta alla leggera. Per prima cosa è fondamentale una facoltà che sia in linea con gli obiettivi finali, nonché il tempo necessario per andare a frequentare le lezioni o sostenere gli esami. In molti casi è possibile frequentare il corso di laurea desiderato senza recarsi fisicamente a lezione, ma frequentando il corso online. È una possibilità che le università telematiche concedono per loro stessa natura, ma anche le università tradizionali hanno creato corsi di laurea che è possibile seguire in teledidattica. È bene sottolineare che esami ed eventuali tirocini obbligatori vanno necessariamente sostenuti in presenza fisica, dovendosi recare fisicamente nel luogo in cui si svolgono. Le università telematiche hanno una serie di sedi sparse sul territorio nazionale, mentre le università tradizionali richiedono la presenza presso il proprio ateneo. Praticamente tutte le università, sia telematiche, sia tradizionali, consentono di riscattare gli esami sostenuti anni prima e di far valere le attività professionali coerenti con il piano di studio come crediti formativi universitari, abbreviando il percorso stesso. 

L’Università Popolare degli Studi di Milano - Università di Diritto Internazionale rimane a disposizione per informazioni sul diritto allo studio e su come conseguire diploma di laurea, laurea o master anche se si è adulti e con impegni di lavoro.

venerdì 30 novembre 2018

UNIVERSITÀ POPOLARE DEGLI STUDI DI MILANO: ATENEO DI ECCELLENZA INTERNAZIONALE


Oltre alle università tradizionali in Italia sono presenti anche le università internazionali. Fra gli esempi più noti si trova la LUISS, il cui nome completo è Libera Università Internazionale degli Studi Sociali. Un’altra università internazionale, anche se forse non così nota, è l’Università Popolare degli Studi di Milano, riconosciuta dal MIUR come università internazionale e autorizzata ad emettere titoli riconosciuti nel nostro Paese. Nata oltre 100 anni fa, quando nascevano nelle città italiane numerose università popolari, quando l’accesso all’istruzione era limitato alle classi aristocratiche e abbienti. Con il passare degli anni e l’ampliamento dell’alfabetizzazione di base, le università popolari hanno cambiato i corsi promossi, evolvendosi nella maggior parte dei casi in luoghi in cui è possibile studiare di tutto, dalla letteratura italiana al judo. Fa eccezione l’Università Popolare degli Studi di Milano che, partendo dalla base comune a tutte le università popolari, è diventata una università internazionale, che opera anche in altri paesi nel mondo.



L’Università Popolare degli Studi di Milano può rilasciare titoli in Italia? 

Si, grazie al trattato di Lisbona. Sulla Gazzetta Ufficiale si legge infatti che:

L’università Popolare degli Studi di Milano è regolarmente iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche n° 58241FKL M.I.U.R. Membro della Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (Personalità Giuridica D.M. Università del 21/05/1991 – Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991 n°203 anno 132°).

Autorizzata il 14.10.2011 (Roma), con presa d’atto Ministeriale, prot. 313, MIUR Ministero dell’Istruzione – Università – Ricerca; Trastevere 76/A – 00153 Roma, F.to., il sottosegretario del MIUR Senatore Guido Viceconte per rilasciare i titoli accade- mici e con approfondimento di presa d’atto del 14.10.2011 a cura della segreteria Tecnica del Sottosegretario Senatore Guido Vice- conte prof. Roberto Leoni; Dirigente Tecnico -a r. – Consulente che conferma la piena capacità giuridica di svolgere la formazione e rilasciare titoli accademici con valore legale (in virtù di sede della UUPN) in conformità della Convenzione di Lisbona (25-7-2002 supplemento ordinario della gazzetta ufficiale serie generale n.173) Lisbona 11 aprile 1997 “ Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” in virtù e rispetto della convenzione. 
L’Università Popolare (internazionale) degli Studi di Milano ha voluto proprio per estrema trasparenza pubblicare tutti gli atti che confermano il riconoscimento ufficiale da parte del MIUR, e anche da parte di Albi particolari ai quali chi si laurea presso questo ente può accedere. Li trovate qui.

ISCRIZIONE AD ALBI DI STATO 
Lo dice il DPR n. 328/2001 che permette a chi lo desideri di svolgere questo semestre prima del conseguimento della laurea, direttamente nel corso di studi universitario, alla sola condizione che venga stipulata una convenzione fra l’Università ed il Consiglio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati.
Alla data del 5 ottobre 2016 i Corsi di laurea convenzionati sono 209 e come è possibile visionare l’Università Popolare di Milano insieme ad altre Università è inserita nella Convenzione per lo svolgimento del tirocinio professionale durante il corso di studi universitario.

In particolare dal DIPARTIMENTO DI ECONOMIA, INGEGNERIA EDAGRIBUSINESS

– Classe L-7 “Ingegneria Civile e Ambientale”
– Classe L-18 “Scienze dell’Economia e della gestione aziendale”
– Classe L-26 “Scienze e Tecnologie alimentari”

In quali nazioni opera l’Università Popolare degli Studi di Milano?

L’Università Popolare degli Studi di Milano opera in Costa d’Avorio, Burkina Faso e Madagascar, grazie a gemellaggi con le università locali, stipulati con l’intento di aiutare le persone di quei paesi a studiare nel loro paese, consentendo loro di migliorare la propria vita grazie alla formazione universitaria. Data la motivazione che aveva portato alla nascita delle università popolari, vale a dire consentire alle fasce deboli delle popolazioni di accedere alla formazione scolastica, l’Università Popolare degli Studi di Milano si rivolge a paesi extraeuropei per rispondere alla sua vocazione, antica ma sempre attuale, di fornire formazione a coloro che non potrebbero permettersela, prendendo sotto la sua tutela paesi e centri di formazione che hanno un effettivo bisogno di essere aiutati. Non si tratta dell’unica università ad operare in Africa, infatti numerose università italiane hanno stretto rapporti di collaborazione in Burkina Faso e in particolare con l’Université de Ouagadougou. E poi ecco le Università sempre italiane che hanno stretto accordi con le sedi universitarie della  Costa d’Avorio.
Quali sono i corsi disponibili?
Oltre alle “facoltà” di sociologia, scienze Politiche e Scienze della Comunicazione, l’università popolare di Milano promuove ancora corsi di “Ingegneria Civile e Ambientale” che permettono l’iscrizione all’Albo degli Agrotecnici, regolarmente autorizzati e riconosciuti dal MIUR, nel sistema universitario italiano. 

giovedì 20 settembre 2018

IL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO

Il sistema degli studi universitari italiano si articola in tre cicli:



  • primo ciclo - corso di laurea triennale o di laurea magistrale a ciclo unico (cinque o sei anni)
  • secondo ciclo - corso di laurea magistrale (due anni) o master di 1° livello
  • terzo ciclo - dottorato di ricerca, master di 2° livello, corso di specializzazione o corso di perfezionamento.
Il conseguimento del titolo si basa sul sistema dei Crediti Formativi Universitari (CFU), che misurano l'impegno complessivo richiesto allo studente in termini di attività di studio e apprendimento. I CFU si acquisiscono superando la prova d'esame (scritta, orale o pratica): se un credito equivale a 25 ore di lavoro, in un anno accademico lo studente impegnato a tempo pieno consegue 60 crediti.

Il sistema dei crediti formativi è indipendente dal voto d'esame, che invece continua a valutare il profitto in trentesimi e la prova finale in centodecimi con eventuale lode.